Guerra e Pace

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Un amico qualche giorno fa mi ha chiesto indirettamente, dandolo un pò per scontato, se fossi o meno pacifista. Per un attimo me lo sono sinceramente chiesto e nel momento in cui l’ho fatto mi sono dato del cretino. Cretino si, perché stavo nuovamente cadendo nella tentazione di infilarmi in una qualche categoria: pacifista o non pacifista. Dopo essermi dato del cretino ho cercato però di esplorare la mia relazione personale di “oggi” con tutto ciò che possiamo definire pace e tutto ciò che possiamo definire guerra. Nel termine guerra sono incluse le piccole guerre quotidiane tipo i litigi con i vicini, il fanculo a qualcuno che ti taglia la strada in macchina e cose del genere. Questo post è il risultato di questa piccola autoanalisi.

Ciò che possiamo definire guerra non è una scelta ma fa parte della natura non solo umana ma della natura universale. La vita si basa sulla morte e viceversa in un ciclo continuo. Diventa pura teoria pensare di vivere senza nuocere a niente e nessuno. L’unico modo di non nuocere a niente e nessuno e non intaccare le risorse naturali di alcun tipo è non vivere affatto. L’aggressività, l’uso della forza e del potere ci sono da sempre. Oggi non sono utilizzati meno di ieri ma al massimo cambiano le forme di utilizzo. Qualcuno potrebbe obbiettare che un mondo senza violenza è possibile. Io non lo so se è possibile o meno ma fino ad ora nella storia dell’universo per quanto ne sappiamo non è mai accaduto. Io credo onestamente che non vi sarà mai e ciò che definiamo pace è un filo sottilissimo teso su di un baratro nel quale ogni tanto, in alcuni casi spessissimo, siamo destinati a cadere. Dall’altra parte in assenza di conflitti sto certamente meglio che quando sono in una situazione conflittuale. Nelle società evolute l’aggressività innata trova sfogo in situazioni giocose o in competizioni sportive che hanno il valore sociale di confinare questa aggressività e sublimarla. Se siete interessati all’argomento vi consiglio un libro “accademico” di un professore specializzato nel Darwinismo che è anche un appassionato combattente di MMA. Il suo nome è Jonathan Gottschall ed il libro “Il professore sul ring” (titolo originale “The professor in the cage”). Come è possibile quindi conciliare l’esistenza naturale della violenza con un legittimo “bisogno” di pace? La mia personale conclusione si avvicina molto al contenuto di un altro testo, in questo caso un vero e proprio classico Taoista, ovvero “L’arte della Guerra” di Sun Tzu. I due libri arrivano a conclusioni molto simili tra loro nonostante partano da un background che potrebbe sembrare lontano. La mia sensazione è che l’unico modo per avvicinarsi alla pace è coltivare la forza, la determinazione, la solidità, in modo che tutto questo faccia da deterrente agli attacchi esterni. Vi sono studi statistici ad esempio che evidenziano il fatto che chi si sente sicuro, non ha paura perché si sente “forte” e subisce infinitamente meno aggressioni (per aggressioni non intendo solo fisiche) di chi si sente l’opposto. Nel mondo animale, di cui siamo parte, accade la stessa cosa. E’ sempre e solo attaccato l’animale più debole, mai quello forte. Per concludere, anche se è un argomento così vasto ed interessante che neppure un libro intero lo può sviscerare e questo post è solo appunto un post, sembra che il modo per vivere più in pace possibile sia non essere pacifisti ma dei guerrieri pronti alla battaglia ma che tendono, quando possibile, alla pace.

Marco Mandrino