Equals

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Equals è un film che mi è stato consigliato dalla forlivese Elisa Fantini e che ringrazio per la “dritta”. Premetto che nonostante abbia apprezzato l’idea del film ed alla fine lo trovo comunque un bel film non è in generale cosa per me. Manca di ritmo e di azione mentre è chiaramente un film “Per Elisa”: c’è drammaticità, struggimento e poesia.

Il film ipotizza un futuro dove le emozioni vengono considerate una malattia ed i portatori o devono essere “guariti” o eliminati. Personalmente, sono convinto, la malattia è l’appiattimento e la mancanza di emozioni autentiche. Le emozioni fanno paura a chiunque abbia interesse a mantenere il controllo perché le emozioni fanno agire in modo incontrollabile. Le emozioni autentiche sono anche una minaccia alla società consumistica dato che chi le prova finisce per non essere un grande consumatore proprio perché la società si basa sula vendita di ombre emozionali. Oggi siamo di fronte a due tentativi di eliminazione delle emozioni. Li definirei dato il contesto tentativi di “equalizazione”. La prima modalità è quella che utilizza gli strumenti di socializzazione digitale come surrogato della relazione che mi sentirei di chiamare autentica. Grazie ad essi si finisce per amare, odiare o una delle migliaia di sfumature nel mezzo non esseri umani ma surrogati digitali. In “Equals” invece è rappresentato un tentativo di annullamento totale dell’emozionalità senza surrogati sostitutivi. Il mondo di “Equals” è fatto di fini intellettuali e scienziati che studiano lo spazio in cerca delle risposte sul perché della vita. Tutti si muovono in modo simile ed alla stessa velocità, vestono in modo identico, mangiano le stesse cose asettiche, tutto è pulito e funzionale. Nel film è rappresentata una spersonalizzazione totale ovvero una totale assenza di ego, un mondo dove i contatti fisici sono vietati e dove la vita è controllata ed addomesticata: nessuno piange, nessuno prova sofferenza. Chiunque abbia un minimo di capacità di osservazione sa benissimo che nella nostra società oggi questi due tentativi sono entrambi attivi. I mezzi utilizzati non sono il male di per sé ma potrebbero essere un grande contributo se utilizzati diversamente. I social media, le possibilità di comunicazione con internet possono essere una opportunità invece che un contributo all’appiattimento ed alla banalizzazione. Lo Yoga e la Meditazione se utilizzate come pillola anestetica, come terapia, come tentativo di non avere più pensieri, per spersonalizzare, ridurre l’ego, allontanare i desideri, renderci più piatti potrei dire più “Equals” allora sono un male da cui star lontani. Ovviamente il mezzo è solo un mezzo e dipende come lo si utilizza e gli stessi mezzi potrebbero avere ben altri impieghi. La domanda è quali sono le tue vere intenzioni? Perché utilizzi Yoga e Meditazione? Quale risultato vorresti ottenere? Per favore pensate sinceramente alle vostre risposte. Io prevedo un futuro con sempre più persone che praticheranno Yoga e Meditazione e facendolo si allontaneranno sempre di più dalla vita e dalla comprensione di essa. Perché non è il mezzo che determina il “risveglio” ma è l’intenzione e la modalità con la quale il mezzo è utilizzato. Dopo anni alla Bellaria e dentro il mondo dello Yoga so perfettamente che tanti di voi vogliono smettere di vivere e diventare “Equals”. Da parte mia faccio e farò sempre il possibile perché quello che facciamo sia un contributo alla vitalità e non una cura da essa. Mai come oggi è importante chiarire da che parte si sta!

Marco Mandrino