Spontaneità e Libero Arbitrio

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Sono convinto che vi sia un’incomprensione di fondo nel considerare ciò che è chiamato spontaneo.

Si dice che gli animali siano spontanei mentre in realtà in buona parte, se non in tutto, il loro comportamento non è libero ma guidato da impulsi istintivi. L’essere umano ha il “pensiero razionale” e crede di godere del libero arbitrio grazie ad esso. In realtà siamo altrettanto “prigionieri” di una macchina molto più complessa rispetto agli altri animali. Una macchina così raffinata che crea l’illusione della libertà. In realtà ci muoviamo su binari prestabiliti e banali. I nostri comportamenti “liberi” sono prevedibili e facilmente manipolabili. Nella nostra complessità finiamo spesso per non andare oltre allo stimolo/risposta. Ciò che chiamiamo libertà è in realtà un insieme di tendenze che ci derivano dalla cultura, dall’educazione e da tutto un insieme di fattori esterni che, secondo Jung, finiscono addirittura con il retaggio razziale e culturale dei nostri progenitori (premetto che sono d’accordo con Jung nda).

Probabilmente esiste uno spiraglio di libertà relativamente reale solo quando attraverso un atto volontario usciamo da questi binari. Per fare questo però ci sforziamo e nel farlo percepiamo la questione come una forzatura che è il contrario di quello che pensiamo sia libertà. La domanda provocatoria ma reale che dovremmo farci è: “Sono realmente libero nelle mie decisioni e comportamenti “spontanei”?” Io credo che ci stiamo facendo ingannare dall’ideale della “comodità” e del “non sforzo”. La società in cui viviamo si nutre di prigionieri e cerca di ammaliarci sussurrandoci all’orecchio: “tranquillo pensiamo a tutto noi. Così l’essere umano vive in un torpore mentale e fisico, una prigionia che chiama libertà. Per affrancarsi da tutto ciò non basta capire mentalmente di essere forse prigionieri, non è una cosa da intellettuali anche se ovviamente il capire ed il rendersi conto è un passo importante.

Per uscire di prigione bisogna “farsi il culo”, rischiare e non farlo una volta ogni tanto. E’ necessario allenare la propria mente attraverso il corpo ed il corpo attraverso la mente. Sudare giornalmente, andare oltre a nostri limiti fisici, diventare più forti mettendoci in situazioni difficili, comprendere che siamo noi i creatori delle nostre sofferenze attraverso le storie indotte ed autoindotte che ci raccontiamo. Partendo da questo dovremmo poi metterci in costante e continua discussione e, quando comprendiamo che un comportamento o una modalità abituale non sono funzionali all’idea di vita che vorremmo, dovremmo mettere da parte le scuse sviluppando una forza di volontà, disciplina e costanza che siano in grado di superare la catalessi fisico mentale in cui ci stiamo infilando e la continua disattenzione che ci sono diventate “naturali e spontanee”.

Il varco lo si crea iniziando a fare una bella sudata al giorno e smettendo di lamentarsi.

Marco Mandrino